VENEZIA - Pur lontano dal Veneto (arriverà martedì prossimo per dare man forte a tre candidati leghisti, la veneziana Silvia Susanna, la vicentina Milena Cecchetto e il veronese Stefano Valdegamberi), il generale Roberto Vannacci continua ad alimentare il dibattito non solo all’interno del suo partito, la Lega, ma anche tra centrosinistra e centrodestra. Tant’è che il candidato presidente della Regione per il campo larghissimo Giovanni Manildo ieri ha chiamato in causa e di fatto sfidato il suo avversario Alberto Stefani, che tra l’altro di Vannacci è collega in via Bellerio, tutti e due vicesegretari federali di Matteo Salvini. «Su Vannacci, Stefani abbia il coraggio di parlare e di agire», ha detto l’avvocato ed ex sindaco di Treviso.
L’autore del controverso libro “Il mondo al contario”, eletto europarlamentare per il Carroccio, ha infatti animato il dibattito con un post sul Ventennio, dicendo tra l’altro che tutte le principali leggi, comprese quelle razziali, “furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re, secondo le procedure previste dalla legge”. Parole da cui ha preso per primo le distanze il governatore Luca Zaia: «Il periodo più buio della storia d’Italia». Tornando ieri sull’argomento: «Delle leggi razziali non ho ben capito cosa pensi lui. Forse non è stato chiaro. Lo spiegherà a tutti. Sulle leggi razziali non c'è nessuna rivisitazione storica da fare».










