VENEZIA - Sarà interessante vedere cosa succederà in Veneto, se e quando il generale Roberto Vannacci verrà a sostenere la campagna elettorale del suo collega vicesegretario federale della Lega Alberto Stefani, considerato anche che qui, tra tutti i 55 candidati del Carroccio, conta quattro iscritti al suo Mac, il Mondo al contrario. Di certo, al momento l’ex generale dei parà non può contare sull’appoggio governatore Luca Zaia, che da lui ha preso nettamente le distanze. E discendendo la penisola di 700 chilometri, nemmeno il meloniano Edmondo Cirielli, candidato governatore in Campania, si sente tanto in sintonia. Tutto nasce da un post che Roberto Vannacci ha pubblicato su Facebook, intitolato “Ripetizioni per chi la storia l'ha studiata nei manuali del Pd”, in cui riapre il dibattito sul Ventennio.
Della marcia su Roma dell'ottobre del '22, Vannacci scrive che «non fu un colpo di stato ma poco più di una manifestazione di piazza». E ancora: «Il fascismo, almeno fino alla metà degli anni Trenta, esercitò il potere attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino, cioè all’interno dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia». E poi: «Tutte le principali leggi - dalla riforma elettorale del 1923 alle norme sul partito unico, fino alle stesse leggi razziali del 1938 - furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re». I primi a insorgere sono stati il Partito Democratico e Avs, ma ieri a farsi sentire sono stati anche i leghisti. A partire dal presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia.








