Nessuna resa dei conti, ma qualche paletto è stato messo.

La Lega riparte dal tonfo elettorale in Toscana (sotto il 5%) e dai malumori per l'"effetto Vannacci" al rovescio, e mette un freno all'attività politica dei team Vannacci. La costola dell'associazione "Il mondo al contrario", nata a sostegno del generale promosso a vicesegretario del Carroccio, non potrà fare politica alternativa o in rotta con il Carroccio. Così in tre ore di consiglio federale Matteo Salvini prova a tenere insieme le varie anime della Lega.

Quindi media, concede il ridimensionamento dei "vannacciani", rilancia la corsa elettorale del Veneto per essere lì il primo partito, arringa sulla Manovra ed evita il redde rationem interno. L'argine imposto al fan della Decima Mas - il grande assente, ma giustificato a causa della Plenaria a Strasburgo - sta in poche righe attribuite a fonti leghiste: "Sono benvenute tutte le realtà e le associazioni che possono affiancare la Lega, a patto che non siano una realtà politica alternativa". Tradotto: un conto è il ruolo da associazione culturale, un altro è quello politico. Il confronto nel partito torna alle origini, almeno nel luogo: il "capitano" raduna i suoi di nuovo in via Bellerio, storica sede del Carroccio e non a Roma, location dei Federali nell'ultimo anno. E in presenza, come rimarca la convocazione. Un segnale per molti, una ragione solo logistica (Salvini aveva appuntamenti in Lombardia) spiegano altri. La riunione si apre con applausi a Luca Zaia e Alberto Stefani, governatore del Veneto e suo aspirante successore. Sono loro gli alfieri della rivalsa del partito al voto del 23 e 24 novembre.