VENEZIA - Alberto Stefani come Roberto Vannacci? Il giovane leghista “gentile” candidato alla presidenza della Regione del Veneto alla stessa stregua del generale del “Mondo al contrario”, quello che nel suo libro sosteneva “cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!” o ancora “anche se Paola Egonu è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”? A scaldare la campagna elettorale ci ha pensato il candidato governatore della Regione Veneto Giovanni Manildo. Come riportano le cronache, sabato scorso a Padova, alla presentazione della lista Uniti per Manildo, l’esponente del centrosinistra ha detto che Stefani è come Salvini e come Vannacci: «Qui c’è il centro, ci sono i liberali, i riformisti, i pragmatici. Le forze migliori con cui costruire quell’agenda dello sviluppo che le associazioni di categoria ci chiedono. Dall’altra parte invece ha vinto non la Lega di Zaia, cui impediscono persino di fare la lista o metterci il nome, ma quella di Salvini e Vannacci: una destra che flirta con gli estremismi e che vuole portarci fuori dall’Europa». E ancora: «Stefani è deputato da sette anni, segretario regionale del suo partito da due e vicesegretario regionale da uno. E questo significa che ha condiviso e avallato tutte le scelte, più o meno recenti, fatte dalla Lega salviniana e vannacciana, il che gli addossa enormi responsabilità».
Alberto Stefani, l'attacco di Manildo: «È con la Lega di Vannacci». La replica: io sto con i veneti
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