A Iférouane, in Niger, nell’ultima settimana di novembre ha luogo il il Festival della cultura Tuareg: l’incontro tra migliaia di nomadi di tribù provenienti da tutto il Sahara. Da Algeria, Libia e Mali, oltre che dal Niger, dove i Tuareg rappresentano un decimo della popolazione. Una manifestazione annuale che si svolge ai piedi del Monte Tamgak e della catena montuosa dell'Aïr (è detto anche Festival dell'Aïr), una meraviglia paesaggistica patrimonio Unesco, con l’obiettivo di celebrare e promuovere cultura e tradizioni tuareg. E rafforzare i legami tra le diverse tribù. La presenza nel Sahara di questi nomadi, noti anche come Uomini Blu, è documentata la prima volta nel XI secolo da viaggiatori arabi che parlarono di ‘berberi velati’. E nel Trecento, Ibn Battuta, il Marco Polo arabo, annotò nei suoi diari: "Le carovane dirette a Nord portavano i prodotti della savana e delle foreste tropicali: avorio, piume di struzzo, noci di cola, ambra grigia, pelli e schiavi. E tornando a Sud caricavano tessuti, rame, argento, libri, carta, spade, utensili di ferro, profumi, gioielli, spezie, grano e frutta secca>. Secondo alcuni storici i Tuareg sarebbero stati razziatori di queste carovane, ma letture più recenti bocciano l'ipotesi come una folcloristica interpretazione coloniale. Certo è che con la decadenza degli imperi sudanesi, verso la fine del Quattrocento, i Tuareg iniziarono a dedicarsi a trasporto e commercio. Entrarono in contatto con i portoghesi. E le loro carovane, capaci di percorrere più di 2500 chilometri attraverso una delle lande più aride del mondo, diventarono il ponte tra il Mediterraneo e l'Africa Nera. Straordinariamente mobili grazie ai loro mehari, i dromedari da corsa, restarono i signori incontrastati del deserto fino a fine Ottocento: <i padroni del vento”.
In Niger al festival di Iférouane, annuale momento di incontro delle tribù tuareg
A Iférouane, in Niger, nell’ultima settimana di novembre ha luogo il il Festival della cultura Tuareg: l’incontro tra migliaia di nomadi di tribù provenienti da tutto il Sahara. Da Algeria, Libia e Mali, oltre che dal Niger, dove i Tuareg rappresentano un decimo della popolazione. Una manifestazione annuale che si svolge ai piedi del Monte Tamgak e della catena montuosa dell'Aïr (è detto anche Festival dell'Aïr), una meraviglia paesaggistica patrimonio Unesco, con l’obiettivo di celebrare e promuovere cultura e tradizioni tuareg. E rafforzare i legami tra le diverse tribù. La presenza nel Sahara di questi nomadi, noti anche come Uomini Blu, è documentata la prima volta nel XI secolo da viaggiatori arabi che parlarono di ‘berberi velati’. E nel Trecento, Ibn Battuta, il Marco Polo arabo, annotò nei suoi diari: "Le carovane dirette a Nord portavano i prodotti della savana e delle foreste tropicali: avorio, piume di struzzo, noci di cola, ambra grigia, pelli e schiavi. E tornando a Sud caricavano tessuti, rame, argento, libri, carta, spade, utensili di ferro, profumi, gioielli, spezie, grano e frutta secca>. Secondo alcuni storici i Tuareg sarebbero stati razziatori di queste carovane, ma letture più recenti bocciano l'ipotesi come una folcloristica interpretazione coloniale. Certo è che con la decadenza degli imperi sudanesi, verso la fine del Quattrocento, i Tuareg iniziarono a dedicarsi a trasporto e commercio. Entrarono in contatto con i portoghesi. E le loro carovane, capaci di percorrere più di 2500 chilometri attraverso una delle lande più aride del mondo, diventarono il ponte tra il Mediterraneo e l'Africa Nera. Straordinariamente mobili grazie ai loro mehari, i dromedari da corsa, restarono i signori incontrastati del deserto fino a fine Ottocento: <i padroni del vento”.









