Dal 4 al 7 giugno Fès ospita la 29a edizione del Festival Mondiale della Musica Sacra, la kermesse che dal 1994 va in scena nell’antica capitale imperiale del Marocco come dialogo tra le tradizioni spirituali di tutti i Paesi per promuovere la cultura della pace. Una manifestazione a cui partecipano ogni anno centomila spettatori e che – a fianco di cori, confraternite e artisti locali – ha visto in scena in tre decenni musicisti di fama mondiale, leggende come Joan Baez, Patti Smith, Björk, Ben Harper, Paco de Lucía, Ravi Shankar, Sabah Fakhri, Kadhem Saher, Wadi al Safi, Julia Boutros, William Christie, Barbara Hendricks, Jessye Norman, Jordi Savall and Montserrat Figueras, Jean-Claude Casadesus, Archie Shepp, Randy Weston, Youssou N'Dour, Salif Keita, Marcel Khalife, Sami Yusuf, Majda Roumi. All’edizione 2026 partecipano artisti provenienti da 15 Paesi.

Marocco, musicisti Gnaoua (foto Marco Moretti) In un Paese islamico con una secolare minoranza ebraica sono risuonate le musiche cristiane, dei dervisci turchi, dei sufi (musulmani mistici a lungo in odore di eresia), dei gnaoua (ritmo ipnotico spirituale introdotto in Marocco secoli fa dagli schiavi neri africani), di indù e buddisti. Perché il Festival Mondiale della Musica Sacra – classificato nel 2001 dall’Unesco tra i dieci più importanti nel panorama internazionale – è nato per promuovere la pace e la tolleranza: comprende un calendario di dibattiti sui temi di pace e spiritualità. Non ammette discriminazioni e allaccia collaborazioni con festival musicali di tutti i Paesi. Nel 2011 ha avuto uno scambio culturale con MITO Settembre Musica, la rassegna di musica classica creata a Torino nel 1978 per iniziativa dell’assessore per la cultura Giorgio Balmas, con molti concerti ospitati nelle chiese storiche della città, e più tardi realizzato in collaborazione con Milano.