La vera domanda è: perché un risparmiatore dovrebbe scegliere un fondo comune al posto di un Etf attivo? Non c’è una risposta univoca, ma diversi elementi da tenere in considerazione. Fermo restando che entrambi sono strumenti di investimento collettivo, ecco le peculiarità da considerare.
Le differenze
«Gli elementi distintivi - spiega Mauro Panebianco, partner di PwC Awm Emea Advisory Leader - sono in termini di rendimento e costi, accessibilità, trasparenza, liquidità e fiscalità, fattori che rendono gli Etf attivi una soluzione sempre più interessante per gestori e investitori perché offrono la possibilità di generare alpha rispetto al benchmark grazie alle scelte discrezionali del gestore, mantenendo una struttura di costi più contenuta e minori oneri di sottoscrizione anticipata rispetto ai fondi».
Il meccanismo
È possibile acquistare anche solo una quota, sono negoziabili in Borsa e quindi possono essere comprati e venduti in tempo reale. Per contro, il fondo comune ha il vantaggio di non “tentare” l’investitore a fare trading con il proprio fondo soprattutto nelle fasi critiche del mercato e quindi di delegare in toto la gestione del prodotto, aspetto non trascurabile per il risparmiatore poco avvezzo a smanettare sulle piattaforme online. Ma c’è un aspetto critico da tenere presente.






