Le statistiche parlano chiaro: nell’ultimo anno gli Exchange Traded Fund attivi hanno invaso il mercato. Gli Etf sono fondi quotati in Borsa, a differenza della gran parte dei fondi comuni di investimento tradizionali. La loro caratteristica principale, per molti anni, è stata la semplicità, perché sono costruiti sulla falsariga di indici di mercato, dai più generici come gli azionari globali a quelli più specifici. Per esempio, un particolare tipo di obbligazioni o una nicchia di mercato. Questa peculiarità li rende adatti a chi vuole puntare su un determinato mercato in modo lineare e con meno costi rispetto a un fondo comune tradizionale.

Man mano, tuttavia, il catalogo degli Etf si è arricchito (e complicato) con strumenti di vario tipo (i cosiddetti attivi) nei quali c’è un gestore che modifica il portafoglio rispetto a quello del mercato di riferimento rappresentato da un indice. La sofisticazione, però, ha ridotto la trasparenza, in moltissimi casi ha aumentato i costi e non sempre ha dato un valore aggiunto.

I numeri della crescita

justEtf ha calcolato che dal 2020 al 2025 le masse gestite in Europa dagli Etp (Exchange Traded Product, tutti i tipi di Etf, anche quelli sulle materie prime, per esempio) si sono moltiplicati da 4 a 60 miliardi di euro. Gli Etp attivi sono 368, dei quali 140 lanciati nel solo 2025 enegli Stati Uniti, gli Etp attivi hanno superato quelli passivi. Gli azionari costituiscono la parte maggiore (sono 219) e coprono vaste aree del mercato (dalle azioni Usa all’intelligenza artificiale, alle strategie a bassa volatilità). Gli obbligazionari sono 138, poi ci sono otto Etf monetari, due sui metalli preziosi e un immobiliare.