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Sabato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto su X che con la destra al governo non ci sarà mai una tassa patrimoniale. Meloni è intervenuta per replicare alla proposta del segretario della CGIL Maurizio Landini di introdurre un “contributo di solidarietà” dell’1,3 per cento sui patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro, di fatto una tassa patrimoniale. Non è una proposta nuova, anzi negli ultimi decenni la patrimoniale è stata al centro di dibattiti ricorrenti, con buona parte del centrosinistra piuttosto favorevole e tutto il centrodestra molto contrario.

Quando si parla di tasse spesso la prima cosa che viene in mente sono le tasse sul reddito, ovvero la percentuale di soldi prelevata dallo stipendio e che costituisce la differenza tra il lordo e il netto. Innanzitutto non si dovrebbe parlare di tasse, ma di imposte: le tasse infatti si pagano allo Stato o agli enti locali in cambio di servizi puntuali come la raccolta dei rifiuti, mentre le imposte contribuiscono a sostenere più in generale i servizi pubblici (la sanità, le scuole, eccetera). La più conosciuta tra le imposte è l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Esiste però anche la possibilità di tassare la cosiddetta ricchezza, cioè i beni che ciascuna persona possiede: in questo caso si parla di patrimoniale. La più nota è l’IMU, l’imposta municipale unica pagata sulle seconde case e sulle case di lusso, ma esiste anche l’imposta di bollo dello 0,2 per cento sui conti deposito. A differenza dell’imposta sul reddito pagata sui guadagni, la patrimoniale viene calcolata sul valore dei beni posseduti, cioè sulla ricchezza di una persona a prescindere da quanto abbia guadagnato in un determinato periodo. Nel patrimonio possono essere comprese case, terreni, denaro depositato sui conti correnti, titoli, azioni, obbligazioni, fondi, quote societarie, ma anche beni come auto di lusso o barche.