Matteo Rovere, regista e produttore di film e serie di successo internazionale, esprime con forza la preoccupazione di fronte ai tagli del Fondo per l’audiovisivo che ormai sembrano difficili da modificare, anche alla luce del documento visionato da Repubblica in cui si apprende che il ministro Giuli ha proposto una decurtazione ancora più consistente.

Rovere, che succede se il governo non cambia rotta e prosegue con i tagli annunciati?

“La proposta di tagli sul biennio, pur rivista, è devastante, nel senso che il settore tecnicamente non è pronto ad assorbire un cambio di rotta così forte, che passa quindi da una fase di sostegno e investimento – esattamente come fanno tutti gli Stati europei e internazionali – a una fase invece ai limiti del punitivo. Ricordiamoci che il tax credit e tutte le forme di incentivo non sono solo sostegni pubblici, ma sono strumenti di localizzazione della produzione: servono a noi produttori per decidere dove andare a girare”.

Cosa potrebbe succedere?

“Sposteremo le produzioni all’estero, andremo in paesi vicini all’Italia che hanno più sostegno, perché praticamente tutti i paesi europei hanno diverse forme, anche più generose delle nostre, di rebate, tax credit o tax shelter. Questa è una norma che colpirà direttamente i lavoratori del settore, con molte decine di migliaia di posti di lavoro persi e con una forte discontinuità nelle produzioni, perché tutti saranno in difficoltà, dal grande streamer fino al più semplice dei lavoratori o delle lavoratrici. Ripeto: è un atto assolutamente punitivo, anche perché parliamo di cifre gigantesche per il nostro comparto ma infinitesimali a livello di manovra finanziaria”.