Il terremoto provocato dalla bozza del decreto di riparto 2026 del Fondo Cinema e Audiovisivo non scuote solo il settore nazionale: a Roma, capitale dell’industria cinematografica italiana ed europea, il grido d’allarme si fa ancora più urgente. A denunciarlo è Dario Indelicato, coordinatore del movimento #SiamoAiTitoliDiCoda, che parla senza mezzi termini di “smantellamento del sistema creativo e produttivo nazionale e romano. Il nuovo riparto - afferma – traccia un modello di Paese che rinuncia alla propria identità culturale per diventare un semplice service a disposizione dei colossi internazionali”. La riduzione dei contributi selettivi del 54%, colpisce duramente proprio quel tessuto di autori, registi, piccole e medie produzioni che a Roma trova il suo cuore pulsante.
La città, con Cinecittà, i suoi distretti creativi, le scuole di cinema, le sale d’essai e le centinaia di professionisti che vi lavorano, rappresenta un ecosistema fragile ma fondamentale: è qui che si sviluppa gran parte del cinema d’autore e delle produzioni indipendenti. Il taglio ai selettivi, spiega Indelicato, “mette in ginocchio proprio le opere che non possono contare su finanza internazionale o grandi broadcaster e che fanno di Roma il centro culturale del Paese”.






