Ancora una volta ci scrive un genitore preoccupato delle conseguenze dell’uso/abuso degli smartphone da parte degli adolescenti. La psicologa: “Per Roberta, i like sono direttamente proporzionali ai suoi vuoti identitari”

di Veronica Mazza

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“Mi piace la vostra rubrica sulle storie degli adolescenti e ho pensato di raccontarvi quello che sta accadendo a mia figlia. Sono la mamma di Roberta, una ragazza di sedici anni, e da un po’ di tempo mi sembra di non riconoscerla più. È bella, intelligente, sensibile, eppure il suo umore sembra dipendere da uno schermo, quello del cellulare. Ogni mattina, prima ancora di fare colazione, apre il telefono e controlla quanti “mi piace” ha ricevuto durante la notte sui suoi social. Se sono tanti, sorride; se sono pochi, diventa cupa, taciturna”. A raccontare questa volta è Carlotta R, una 45enne che vive a Roma e lavora nel settore immobiliare.

“Non è più solo una questione di social network, ma di autostima, come se il valore di sé passasse ormai dagli occhi degli altri. Io, da madre, mi sento impotente davanti a questo altalenare di emozioni, che non dipendono più dalla vita vera ma da qualcosa che accade dentro un’app”.