Il rene chiama il cuore. E viceversa. Il problema è che troppo spesso i reni non danno segni di sofferenza e quindi la malattia renale cronica si rivela una minaccia per la salute del singolo, anche sul fronte cardiovascolare. Perché se il rene non funziona come dovrebbe, aumentano le probabilità di andare incontro a infarto, ictus e scompenso cardiaco. Addirittura la compromissione della funzionalità renale, oltre che mettere a rischio la vita della persona, contribuirebbe per circa il 12% alla mortalità cardiovascolare globale.
A fornire queste cifre è una ricerca condotta da esperti dell’Università di New York Langone Health, dell'Università di Glasgow e dell'Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell'Università di Washington. Il rapporto, pubblicato online su The Lancet, rappresenta la stima più completa della patologia renale in quasi un decennio ed è stato presentato nell’ambito della “Kidney Week" dell'American Society of Nephrology. Per comprendere quanto questi dati siano importanti basti pensare che a maggio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha formalmente aggiunto la malattia renale cronica al suo programma per ridurre di un terzo i decessi precoci per malattie non contagiose entro il 2030.






