Un quarantenne impiegato in banca racconta la sua storia clandestina, ormai conclusa. Tornato dalla moglie, ha deciso di investire sul loro matrimonio, ma la psicologa lo invita a riflettere sulla necessità di fondare il futuro su basi sincere

di Veronica Mazza

“Anche se ormai è una storia archiviata, parlarne mi suscita ancora delle emozioni. Perché Chiara, la mia ex collega, non la vedo e non la sento più da anni, ma ha significato molto per me. Non avrei mai lasciato mia moglie per lei, ma tra di noi è nato e cresciuto un sentimento sincero. La nostra è stata una storia intensa, spesso torno a pensare a lei e, quando accade, sorrido”.

Inizia così, come una bella storia senza traccia di pentimento, il racconto che ci ha consegnato Stefano O., un quarantenne di Milano che lavora in banca e preferisce mantenere il suo cognome segreto. “Chiara ed io ci vedevamo in pausa pranzo, era il nostro momento, quello in cui ci confessavamo i nostri problemi e ci davamo supporto. Ho sempre pensato a lei come una buona amica, ma un giorno tra di noi è successo qualcosa di più e per tre mesi siamo stati amanti. Ci vedevamo in un albergo e poco dopo tornavamo separatamente in ufficio, facendo finta di nulla. Due colleghi usciti in pausa pranzo. Nessuno ha mai scoperto nulla, tanto meno mia moglie. Ma Chiara, a un certo punto, non ha più retto questa situazione: ha cercato un altro impiego e da allora non ci siamo più visti. Me lo ha chiesto lei e io ho voluto rispettare la sua decisione. Non è stato facile lasciarla andare, ma è stata la cosa giusta per entrambi”.