Una professionista romana di 46 anni racconta l’abisso emotivo in cui è caduta, dopo aver fatto del tradimento un’abitudine e un “rifugio”. Costretta ora a rendere conto di una vita vissuta sempre su un doppio binario
di Veronica Mazza
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“Per tutta la vita ho tradito. Praticamente tutti gli uomini che ho amato incluso, sì, anche mio mio marito. Più volte. Mi firmo quindi con uno pseudonimo, ma vorrei raccontare la mia storia perché ho sempre creduto di poter avere tutto sotto controllo, di poter giocare con le emozioni senza che nulla potesse sfuggirmi di mano. Che si potesse vivere una doppia vita. Invece no, sono alla resa dei conti. Me la sono cercata, lo so, ma il problema è che il tradimento dà dipendenza. Anche ora, che rischio di perdere tutto, non riesco a smettere”.
Ha scelto il nome di Martina, per raccontarsi, la donna che ci scrive da Roma. Si definisce una libera professionista di 46 anni e chiede aiuto perché vorrebbe mettere un punto al suo “tradimento seriale”, ma non riesce a farlo. “Mio marito ha scoperto che sono andata con un altro. Non sa che non è l’unico. Ora mi vuole lasciare e io sono in preda al panico, incapace di immaginare il futuro, incapace di fermare la caduta che ho innescato. Non è solo la paura di perderlo, non è solo il senso di colpa che mi attanaglia”, ci dice al telefono. “È la consapevolezza che il mondo che avevo costruito attorno alle mie bugie e alla mia doppia vita si è sgretolato in un istante. Io, che per anni mi sono sentita invincibile, ora mi ritrovo fragile e impotente. Vorrei un aiuto per risolvere la situazione”.






