La psicologa definisce il tradimento di Maurizio “liberatorio”: chiarisce, ma non cura. Può aprire gli occhi, ma non sostituisce il lavoro, doloroso e necessario, di interrogarsi su cosa chiediamo all’altro e su cosa non siamo riusciti a dire, con onestà e coraggio

di Veronica Mazza

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“Valeria è stata la mia compagna per anni e non mi ha considerato mai all’altezza. Ho vissuto cercando di soddisfare le sue aspettative, sentendomi un fallito perché continuavo a disattenderle. Lei è cresciuta in una famiglia benestante che valuta le persone in base al successo professionale; all’inizio, il suo spingermi a fare carriera era un incentivo: vengo da origini umili e raggiungere una buona posizione nella mia azienda mi ha reso molto orgoglioso. Ma a differenza di lei, che sposta sempre avanti l’asticella, io penso di non poter più vivere con l’ansia da prestazione. Per questo, un giorno, l’ho tradita”. Questa è la storia di Maurizio, un manager di 36 anni di Bologna, che andiamo oggi a raccontare e a commentare, con l’aiuto di Maria Claudia Biscione, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa.

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