di Vittorio Sgarbi
Di Giorgione tutti conoscono La tempesta. Meno Il tramonto della National Gallery di Londra, dipinto tra il 1506 e il 1510. Il supposto mistero della Tempesta, che mistero non è, perché rappresenta esattamente quello che dichiara, cioè un lampo nel cielo, si svela nella sua interezza in questo dipinto.
Ma partiamo dalla Tempesta, dentro cui lo spettatore è. Anzi, egli è sotto La tempesta, così come vuole lo spirito del quadro, che deve il suo celebre titolo a quel lampo nel cielo che vira in un brivido argentino la prevalente tonalità verde del dipinto. Esso è quello che si vede: un paesaggio sotto l’imminente minaccia della pioggia (della tempesta, appunto). È complicato dal suo apparente mistero, che ha sopportato le interpretazioni più cervellotiche, ma non è altro da quello che ne dice Marcantonio Michiel, il più antico dei suoi ammiratori, a soli quindici anni dalla morte di Giorgione. Il nobile Michiel entra nella casa di Gabriele Vendramin, vede il quadro, ne resta folgorato e così scrive: “Paesetto in tela con la tempesta con la cingana e il soldato, fu de man de Zorzi de Castelfranco.”
Un documento e insieme una perizia perfetta. Inutile cercare complicazioni: Giorgione era stato a lungo a fianco di Giovanni Bellini, aveva guardato con curiosità i dipinti di Cima da Conegliano, si era trovato con il più giovane Tiziano in un circolo di persone colte e gaudenti, desiderose di esprimere edonismo in pittura e, soprattutto, fuori del vincolo dei soggetti sacri. Ecco allora i Tre filosofi e il Concerto campestre e anche (perché no?) un paesaggio nell’imminenza di una tempesta. Tutto il soggetto è nel lampo nel cielo, che si fa minaccioso per chi, zingara e soldato, si trova all’aperto a cercare il fresco. Con questa semplice intuizione (in fondo non è interessante sapere chi si nasconda dietro i due personaggi-non personaggi), Giorgione, in apertura di secolo, dipinge il primo paesaggio moderno. E, come davanti a un dipinto impressionista, la zingara e il soldato siamo noi, sotto la tempesta siamo noi.







