Roma, 11 nov. (askanews) – Un paesaggio per essere bello deve mostrare anche la propria anima: così è per le Cinque Terre che da metà Ottocento a oggi hanno ospitato grandi personalità dell’arte. Ce lo racconta il volume “Artisti alle Cinque Terre” di Emanuela Cavallo e Marco Ferrari edito da Laterza uscito in questi giorni.

Emanuela Cavallo, giornalista e storica dell’arte e Marco Ferrari, giornalista e scrittore, hanno ricostruito nel libro le presenze artistiche alla Cinque Terre dalla prima scoperta di Telemaco Signorini nel 1860 assieme a Vincenzo Cabianca e Cristiano Banti sino all’attualità, al forte legame che Maria e Michelangelo Pistoletto, ai quali è dedicato il volume, mantengono con Corniglia dagli anni Sessanta a oggi.

Molti pittori, scrittori e viaggiatori sono riusciti a scoprire l’essenza di questo paesaggio particolare. Alcuni sono rimasti legati alla memoria della sua gente, la presenza di altri è stata scoperta solo di recente, diventando già patrimonio artistico. Questo libro racconta per la prima volta, salvandola dall’oblio, la storia della pittura delle Cinque Terre in epoca moderna, trasformandola in memoria, partendo dalla scoperta che fece Telemaco Signorini di un angolo di terra rimasto discosto e chiuso nel tempo. Dopo i Macchiaioli è toccato ad altra paesaggisti ritrarre angoli e anfratti in riva al mar Ligure, come Discovolo e Caselli, finché Renato Birolli non è riuscito a modernizzare la sostanza dei luoghi interpretando in chiave astratta l’asprezza vertiginosa del paesaggio, la geometria dei vigneti, la vastità del mare, fenomeni come la vendemmia, le mareggiate e gli incendi.