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Durante la Guerra fredda un sottomarino sovietico rimase arenato tra le rocce di un isolotto svedese. La vicinanza con una importante base navale lasciò pensare che quel sottomarino classe Whiskey non si trovasse lì per caso

Il 5 novembre del 1981, il sottomarino d’attacco sovietico S-363, appartenente alla classe di sottomarini che la Nato aveva classificato con il nome in codice Whiskey, venne recuperato e trainato in acque internazionali dopo essere rimasto incagliato per dieci giorni su uno scoglio. E se qualcuno pensa si tratti di uno scherzo, è fuori rotta.

L'incidente — che divenne noto in tutto l’Occidente come "Whiskey on the rocks", proprio per il modo in cui gli anglosassoni sono soliti ordinare un whiskey servito con ghiaccio, espressione che si dice derivi dagli scozzesi che raffreddavano il loro whisky con rocce fredde — si verificò il 27 ottobre del 1981, quando, nel pieno della Guerra Fredda, il sottomarino comandato dall’esperto capitano Pyotr Gushchin, appartenente alla Flotta del Baltico e con a bordo un ufficiale dello stato maggiore della Voenno-morskoj flot, fu costretto ad emergere al largo della costa meridionale della Svezia dopo aver urtato uno scoglio. Si trovava a sole sei miglia nautiche dalla base navale svedese di Karlskrona – una delle più importanti – proprio nel mezzo di un tratto soggetto a violazioni delle acque controllate dai militari, e durante un’esercitazione della marina di Helsinki che, pur non avendo aderito alla Nato, si era mantenuta “neutrale” nel clima di ostilità della Guerra Fredda. Una neutralità, tuttavia, che non la metteva al riparo dal rischio di essere spiata.