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La storia del sommergibile, un tempo impiegato nella Guerra Fredda e oggi grande attrazione per i milanesi: tutte le curiosità da conoscere prima di una visita
Si dice che il suo ultimo “capitano” sia stato una gatta randagia ferita, poi curata e ospitata tra vani e bottoni. È l’S506 “Enrico Toti”, il sottomarino più amato di Milano, una città in cui, in barba a quello che cantano Cochi e Renato, non c’è mai stato il mare.
Il sottomarino Toti venne varato il 12 marzo 1967: si tratta di un Ssk, acronimo di Submarine-Submarine Killer, ovvero destinato all'attacco e alla distruzione di altri sottomarini. Come riporta il sito del Museo della Scienza, il Toti era composto “da battelli di piccole dimensioni, adatti al Mediterraneo, e caratterizzati da sistemi tecnici avanzati (siluri filoguidati con testata autocercante). Per un sottomarino cacciatore come il Toti, gli ‘occhi’ erano indispensabili: un dispositivo capace di emettere e ricevere onde ultrasoniche (impianto idrofonico-ecogoniometrico) permetteva di localizzare gli oggetti subacquei”.







