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Ultimo aggiornamento: 14:48
L’indulgenza verso la misoginia abita i luoghi istituzionali e politici, anche a Ravenna, tra ignavia, indifferenza e ipocrisia. Chi rappresenta le istituzioni dovrebbe prendere le distanze da chi disprezza le vittime di violenza e chi ha incarichi politici dovrebbe ripudiare le parole violente. Nella mia città, che credevo un’eccezione, purtroppo, non è più così.
Il linguaggio violento è ormai sdoganato ovunque, ed è diventato un modello da imitare tra i giovanissimi che dovrebbero essere educati dagli adulti al rispetto — tanto più quando questi adulti siedono nelle istituzioni. I “tipi alla Bandecchi” con i loro atteggiamenti viriloidi e prevaricatori stanno normalizzando i discorsi d’odio.
È accaduto che un consigliere di circoscrizione eletto per Lista per Ravenna abbia commentato su Facebook un articolo del settimanale Ravenna&Dintorni, dedicato al 25 novembre, sollevando il vecchio asino di battaglia delle false denunce, tanto caro alla manosfera, affermando che il fenomeno sarebbe gonfiato ad arte dalle femministe e ha concluso la sua dissertazione con queste parole: “Nelle rispettive giornate sarà necessario un corteo per umiliarle, in modo che le lamentele prendano un senso”. Alla critica di una donna ha replicato: “Ti blocco perché sono anni che rompi i coglioni come una zecca. Mi auguro di non trovarti per strada… mi crei conati ogni volta che leggo qualcosa di tuo”.






