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Ultimo aggiornamento: 13:56
In un post su Facebook si è chiesto come mai Roberto Saviano sia stato assolto per aver appellato Matteo Salvini “ministro della mala vita” mentre lui è stato condannato, il 15 aprile scorso, per aver dato delle fasciste alle attiviste della Casa delle donne di Ravenna. Alberto Ancarani, consigliere comunale ravennate (Forza Italia) si sente una vittima. Un commento pubblicato sulla sua pagina Fb l’11 ottobre del 2023 gli costerà 3500 euro di risarcimento da pagare alla Casa delle donne più le spese legali.
I fatti sono questi. Tre anni fa, le attiviste avevano ritenuto inopportuna la decisione della Giunta ravennate di esporre la bandiera israeliana sulla facciata del Municipio dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre. Lo avevano fatto con una riflessione politica argomentata in un documento ufficiale. La replica del consigliere non si era fatta attendere, ma non aveva avuto come contenuto una critica politica, bensì quelle frasi che il tribunale di Ravenna ha ritenuto diffamatorie: “fasciste”, “coacervo di soggetti di sesso femminile” , “a me la Casa delle Donne di Ravenna provoca conati di vomito”.
Non era la prima volta che il consigliere prendeva di mira la Casa delle Donne di Ravenna, al centro delle sue attenzioni fin dal 2014. È uno spazio femminista importante per la città perché promuove la cultura della non violenza, l’autodeterminazione delle donne e la parità di genere attraverso attività culturali. Nel 2018, Alberto Ancarani — che oltre a essere consigliere è anche presidente della Commissione Bilancio e Società Partecipate del Comune di Ravenna — aveva auspicato lo sfratto della Casa delle Donne – “covo di folli frustrate e malmostose” – per sostituirla con un canile. E’ inevitabile domandarsi quale associazione simbolica lo abbia indotto ad accostare le donne, o meglio, le femministe ai cani. La risposta, evidentemente, appartiene a quella stessa cultura misogina che normalizza simili analogie.








