Torino, 4 nov. (askanews) – La notte è uno spazio poetico e umano, ma anche un momento scientifico e talvolta un tempo ambiguo, pericoloso. Il suo fascino è realmente vecchio come l’umanità e la sua rappresentazione ha attraversato la storia della nostra civiltà. E un viaggio notturno lungo “Cinque secoli di stelle sogni, pleniluni” lo offre la mostra “Notti”, allestita alla GAM di Torino con la curatela di Elena Volpato e Fabio Cafagna, che ci ha guidato attraverso le 14 sale dell’esposizione.

“È una ricognizione sul tema del notturno fatto attraverso molti secoli, i cinque del titolo – ha detto Cafagna ad askanews – in una doppia accezione: la notte vista come momento di osservazione astronomica, quindi momento prettamente scientifico, in cui la mente dei novatores e degli scienziati è rivolta verso il cosmo, e invece dall’altra parte un momento intimo, un momento di prossimità con le tenebre, con il buio e quindi anche con la propria interiorità”.

In mostra una prima edizione di Galileo Galilei, ma anche dipinti di Jackson Pollock o sculture di Louise Nevelson; fotografie di Thomas Ruff e opere del Canova. Un intreccio che può apparire eterogeneo, ma in realtà, vissuto da spettatore, restituisce il senso di mistero, di inquietudine e di bellezza che i cieli stellati sopra di noi e le forme del buio alle pareti continuano a suscitare.