Torino, 4 ott (askanews) – Aprirsi a nuovi modi di percepire e abitare la realtà: è uno degli obiettivi che si pone la grande installazione che Laure Prouvost ha portato alle OGR di Torino, ma è anche, ci sentiamo di dire, uno dei punti attorno ai quali ruota il senso dell’arte contemporanea oggi, in un mondo dominato dalla tecnologia e dalla digitalizzazione della vita. E sdraiarsi al centro dell’opera per vivere il film della Prouvost può essere un modo per riappropriarci del nostro essere, come umani, ma anche come parte di un universo sconfinato. Samuele Piazza, curatore delle OGR, ci ha introdotto a “We Felt a Star Dying”.

“E’ composta da una grande scultura cinetica che costantemente si muove – ha detto ad askanews – e che è ispirata ai quantum computer, sono questi macchinari in via di sviluppo che l’artista ha avuto modo di studiare in una serie di residenze di ricerca che in qualche modo rappresentano il futuro della computazione. Sono macchinari ancora in via di sviluppo e ovviamente la cosa che ha interessato l’artista e quello che per gli scienziati in qualche modo ancora non funziona, ossia il fatto che questi computer siano estremamente sensibili, se vogliamo usare una parola umana e dedicarla alla macchina, ma sono sensibili a delle radiazioni di cui forse noi stessi siamo coinvolti ma forse non siamo così attrezzati per riconoscerle”.