Il progetto espositivo, composto da sette opere realizzate a Parigi nel 2025, si sviluppa attorno al concetto di visione, intesa come soglia tra realtà e immaginazione. Il titolo Órama, dal greco “visione” o “sogno”, richiama il legame profondo tra la percezione sensoriale, la rielaborazione interiore e gli stimoli della natura.
I dipinti di Rinaldi ritraggono paesaggi in bilico tra dato empirico e sospensione onirica, dove la vegetazione riprende spazio a scapito del mondo antropomorfizzato. Le figure umane si fondono così con le foglie e l’intrico della flora, in una fitta trama cromatica e di sintesi formale che rievoca suggestioni fauve, simboliste “alla Rousseau il Doganiere” e surrealiste. La natura non risulta, quindi, un fondale inerte ma materia pulsante che inebria con i suoi umori la scena, in una dimensione sospesa e fittizia che coinvolge lo spettatore anche a livello emotivo.
L’esperienza interiore, in una dimensione che mastica ricordo e fantasia, sensazione e pulsione come avessero lo stesso spessore, prende forma nella rappresentazione visiva. Le opere di Rinaldi rispecchiano il modo in cui il sogno altera – o rivela – la realtà, suggerendo un’esperienza immersiva, quasi allucinatoria. Coleridge, Jung e Oliver Sacks arricchiscono la riflessione dei curatori Francesco Liggieri e Christian Palazzo, volta a sottolineare la centralità della visione come atto creativo.







