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Ultimo aggiornamento: 12:06
Dopo la presa della città di El Fasher, nel Nord Darfur, dopo un assedio durato 500 giorni, è grande la preoccupazione per le oltre 260mila persone rimaste intrappolate nella città con rischio crescente di atrocità e violenze etniche.
“In questi giorni arrivano notizie drammatiche da El Fasher che, dopo mesi di assedio, è caduta nelle mani delle Forze di supporto rapido – racconta in un audio Matteo D’Alonzo, direttore programma di Emergency in Sudan –. Le testimonianze che ci arrivano parlano di violenze diffuse, esecuzioni, saccheggi e migliaia di persone intrappolate senza acqua, cibo o assistenza sanitaria. È una tragedia dentro la tragedia di un conflitto che oramai dura da oltre due anni”. Attualmente 30 milioni di persone in Sudan (metà della popolazione) hanno bisogno di aiuti umanitari. La metà sono bambini. “Emergency è presente nel Darfur meridionale, a Nyala, con un ospedale pediatrico con degenza. Anche qui la situazione resta gravissima – prosegue D’Alonzo –. Dall’inizio della guerra la città è martoriata da violenze, mancanza di elettricità, scarsità di acqua pulita e di cibo. Nel nostro centro pediatrico ogni giorno vediamo tantissimi bambini, molti dei quali malnutriti o con patologie aggravate dalle condizioni di vita. Ogni ricovero racconta quanto profonda sia la crisi umanitaria che sta affrontando il Sudan.” Anche nella capitale Khartoum che ad aprile era stata riconquistata dall’esercito governativo (SAF) la situazione resta tesa. Qui Emergency, rimasta per tutta la durata del conflitto anche nei mesi di assedio, è presente con il Centro Salam di cardiochirurgia e un ambulatorio con reparto pediatrico.















