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Ultimo aggiornamento: 7:34
di Vittorio Oppizzi*
Da anni la popolazione del Sud Sudan affronta bisogni medico-umanitari tra i più elevati al mondo. Nel 2025 diverse emergenze sovrapposte, violenze, sfollamenti, epidemie e inondazioni hanno peggiorato la situazione, mettendo a dura prova intere comunità. Gli aiuti umanitari continuano invece a diminuire a causa dei tagli, quando sarebbero più che mai necessari. L’impatto è sulla vita di persone come Biol, un bambino di 5 anni arrivato incosciente in un ospedale supportato da Medici Senza Frontiere, dopo un viaggio di 6 ore in moto taxi con la madre. Biol aveva contratto una forma grave di malaria, causando anche un’anemia acuta. La mamma mi ha raccontato di aver scelto il nostro ospedale perché la clinica vicino casa loro era rimasta senza farmaci.
Parole simili a quelle di molti altri pazienti che lamentano la chiusura di presidi sanitari durante la stagione delle piogge, quando c’è il periodo di picco della trasmissione della malattia, per mancanza di medicinali e test rapidi, che si trovano nel settore privato ma a costi che in pochi possono permettersi. Così le persone affrontano anche lunghi viaggi per venire nelle nostre strutture, dove sanno che le cure sono gratuite. È inaccettabile vedere come una risposta inefficace e mal finanziata contribuisca a rendere la malaria, malattia prevedibile e curabile, la principale causa di morte in Sud Sudan.







