Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:40
di Jamila*, dottoressa Msf a Khartoum, Sudan
“Non venite più”, dicono. “È morto”. Ma il telefono continua a squillare: “Per favore, venite”, “sta sanguinando”, “sta morendo”.
Jamila guarda fuori dalla finestra. È alla centrale operativa delle ambulanze a Bahari, a Khartoum settentrionale, quando un edificio di fronte a lei viene bombardato. Sente suoni, esplosioni, spari. In pochi minuti, le persone scappano via. Alcune braccia portano dei corpi feriti, chiedono aiuto. I medici sono pronti, le ambulanze sono pronte, ma non possono partire: le strade sono già diventate troppo pericolose, ogni movimento costa la vita.












