Con la presa della città di Al-Fashir, nel Nord Darfur, dopo un assedio di 500 giorni, è grande la preoccupazione per le oltre 260 mila persone rimaste intrappolate nella città con rischio crescente di atrocità e violenze etniche.

Lo scrive Emergency in una nota. "Le testimonianze che ci arrivano - racconta il direttore del programma di Emergency in Sudan, Matteo D'Alonzo - parlano di violenze diffuse, esecuzioni, saccheggi e migliaia di persone intrappolate senza acqua, cibo o assistenza sanitaria. È una tragedia dentro la tragedia di un conflitto che oramai dura da oltre due anni." Attualmente 30 milioni di persone in Sudan (metà della popolazione) hanno bisogno di aiuti umanitari. La metà sono bambini. Emergency è presente in Sudan dal 2004, e non ha mai lasciato il Paese dall'inizio del conflitto. "È presente nel Darfur meridionale, a Nyala, con un ospedale pediatrico con degenza. Anche qui - prosegue D'Alonzo - la situazione resta gravissima. Dall'inizio della guerra la città è martoriata da violenze, mancanza di elettricità, scarsità di acqua pulita e di cibo. Nel nostro centro pediatrico ogni giorno vediamo tantissimi bambini, molti dei quali malnutriti o con patologie aggravate dalle condizioni di vita".