Riccardo Cotarella realizza il futuro prima che arrivi. Con queste parole Bruno Vespa descrive il grande enologo, uno dei più importanti del mondo, nella prefazione al libro autobiografico Il vino, la mia vita, scritto dallo stesso “re dei tannini” per Rizzoli (335 pagine con foto inedite, 30 euro).
Oggi Riccardo Cotarella vanta 56 vendemmie e vinificazioni in ogni angolo del globo, dalla Palestina al Giappone, dalla Francia all’America Latina. Ma tutto è partito da un piccolo borgo umbro, Monterubiaglio (Terni), in una contrada in cui, a metà del secolo scorso, tutti facevano il proprio vino: nel cuore di un Centro Italia che si preparava alla rivoluzione enologica. Un maestro, il primo, suo padre. E un fratello minore, Renzo Cotarella — oggi amministratore delegato della Marchesi Antinori — sempre al suo fianco.
L’infanzia e l’odore del mosto
“Ricordo l’odore della cantina di mio padre, il modo in cui si faceva la vendemmia e il primo vino che si spillava dalla botte. Le emozioni che ci regalavano quei momenti sono rimaste nella mia memoria, anche se i tempi sono cambiati.”
E qui l’insegnamento più grande, il concetto che Riccardo Cotarella ripete sempre nei suoi discorsi, nei convegni, nelle interviste, nei momenti più emozionanti della sua carriera: la natura, senza l’intervento dell’uomo, non riesce a mettere al mondo quel miracolo che chiamiamo vino. Una massima semplice e profonda allo stesso tempo, che trova la sua espressione più autentica nei calici dei prodotti curati in tutto il mondo dal presidente di Assoenologi.







