Che cosa succede al corpo e al cervello quando un dolore, iniziato in un organo o in un tessuto, diventa cronico, ossia dura più di tre-sei mesi? La lettura inaugurale che ho presentato al congresso nazionale sulla vulvodinia, venerdì scorso a Roma, ha analizzato i meccanismi locali e generali della cronicizzazione del dolore. In questo caso vulvare, ma presenti in ogni tipo di dolore, che qui condivido.
Il punto: ogni patologia può essere considerata come un film a due tempi, che descrive la "storia naturale" della malattia. Nel primo tempo i fattori che danneggiano l'organo o il tessuto agiscono a livello microscopico, causando infiammazione, termine appropriato (dal latino "inflammare", mettere a fuoco) per descrivere lo stato di guerra che interessa un organo quando il sistema immunitario, il nostro esercito, viene attivato. Ecco in prima linea due corpi speciali: i macrofagi, cellule spazzino pronte a eliminare i corpi dei germi nemici in caso di infezione, rimuovere le nostre cellule distrutte dall'attacco infettivo, ma anche dal trauma dei tessuti per incidente o lesione interna, e i mastociti, la nostra fanteria. Queste truppe speciali sono vitali, con altre, per chiudere il processo dell'infiammazione e riportare il tessuto alla normalità ("restitutio ad integrum", come dicevano gli antichi medici), purché vengano rimossi i fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento che causano il danno e lo mantengono.







