Sessantamila euro versati agli avvocati per tre mesi di lavoro. Il primo fascicolo su Andrea Sempio è stato aperto il 22 dicembre 2016 e chiuso, su richiesta dell'allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, il 23 marzo 2017. Un'archiviazione lampo, ma ciò che attira l'attenzione degli inquirenti sono soprattutto le cospicue spese affrontate proprio in quel periodo dalla famiglia Sempio. Lo scorso 26 settembre gli investigatori convocano Giuseppe Sempio che alla domanda sui costi affrontati per la difesa del figlio quantifica: «Tra i 55 mila e i 60 mila euro». Insistono: «Visto che l'archiviazione è arrivata circa tre mesi dopo l'iscrizione, non è strano aver speso quella cifra per tre avvocati per tre o quattro mesi?». La replica: «Noi eravamo nelle loro mani e non sapevamo una virgola di cosa facessero».
Garlasco, indagine su Sempio e Venditti: i sospetti sui pagamenti occulti VIDEO
Ora Giuseppe Sempio è indagato per corruzione in atti giudiziari e il presunto corrotto, secondo la Procura di Brescia, è Venditti. L'analisi dei movimenti bancari della famiglia, i messaggi inviati e ricevuti, il riascolto delle intercettazioni corroborerebbero l'ipotesi che quei soldi non sarebbero finiti solo ai legali, bensì anche all'ex magistrato oggi in pensione per concludere favorevolmente la pratica: scagionare Andrea Sempio accusato dell'omicidio di Chiara Poggi. Nei prossimi giorni gli avvocati Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi saranno ascoltati dai pm bresciani per confermare o smentire quello che Giuseppe Sempio ha messo a verbale. Lovati, uscito dal pool difensivo, ha ripetutamente ammesso i pagamenti in nero, Grassi ha negato: «La mia retribuzione è stata l'esposizione mediatica in televisione e sui giornali», ha detto a favore di telecamera.















