A che cosa servivano tutte quelle migliaia di euro raccolte dai familiari di Andrea Sempio? A chi erano destinate? È una delle tante domande sul caso Garlasco a cui tenta di dare una risposta la puntata di “Quarto Grado” in onda il 7 novembre su Rete 4. I sospetti si concentrano su Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi, gli avvocati a cui si affidò Sempio nel 2017, e che saranno sentiti nei prossimi giorni come persone informate sui fatti nell’inchiesta per corruzione della Procura di Brescia che vede indagati l’ex aggiunto di Pavia Mario Venditti e il padre di Andrea, Giuseppe Sempio.

I conti non tornano

Al centro del giallo – ricorda la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi – c’è Federico Soldani, primo difensore di Andrea. “È da lui che corrono i genitori di Sempio alla vigilia di Natale, non appena scoprono dalla tv che il figlio è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi” sottolinea il servizio del programma di Rete 4. Il 3 febbraio 2017 l’avvocato compare per la prima volta proprio a “Quarto Grado” per accompagnare il suo assistito definendosi un “mero consulente legale” di Sempio, in quanto a quella data Andrea, non avendo ancora ricevuto alcun avviso di garanzia, non ha la necessità di essere difeso. C’è un però. Grazie alle indagini della Guardia di Finanza si scopre che tra il 29 dicembre e il 26 gennaio, quindi prima dell’ospitata in tv, la famiglia Sempio aveva già prelevato dai propri conti ben 15.000 euro destinati agli avvocati, come dice Giuseppe Sempio a verbale e a “Quarto Grado”. “Ma se Andrea, come sostiene Soldani, fino a quella data non aveva la necessità di essere difeso e loro stavano svolgendo un mero ruolo di consulenti, come si giustificano quei €15.000? Chi li ha chiesti a Giuseppe Sempio?” è la domanda posta dalla trasmissione. Era denaro realmente destinato agli avvocati o come sostiene la Procura di Brescia serviva a corrompere l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti affinché archiviasse in fretta la posizione di Andrea Sempio? Ad oggi solo Massimo Lovati ha ammesso di aver preso soldi dalla famiglia Sempio per il suo ruolo di avvocato. Soldani e Grassi hanno sempre negato dicendo di aver lavorato gratis in cambio della pubblicità derivante dall’esposizione mediatica del caso.