“La mia retribuzione è stata l’esposizione mediatica in televisione e sui giornali”. A rivelarlo è Simone Grassi, l’avvocato che nel 2017 aveva fatto parte del pool difensivo di Andrea Sempio durante le prime indagini sul delitto di Garlasco, in un’intervista audio diffusa durante l’ultima puntata di “Ore 14 Sera”, andata in onda giovedì 30 ottobre su Rai 2.
La versione dell’avvocato Grassi smentirebbe quanto ricostruito dal padre di Sempio, Giuseppe, sul denaro che aveva prelevato nel 2017 e di cui l’uomo parla in alcune intercettazioni. Soldi che il 72enne ha dichiarato di aver usato per pagare, in contanti e senza ricevuta, i tre legali che avevano difeso suo figlio Andrea durante la prima indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo Grassi, però, non sarebbe andata così. L’avvocato, infatti, sostiene di non aver ricevuto nessun pagamento in denaro, ma di essere stato “ripagato con la pubblicità che mi sono fatto”, ha sottolineato alla trasmissione condotta da Milo Infante: “La mia retribuzione è stata l’esposizione mediatica”, ha ribadito Grassi. E non è l’unico, perché dei tre avvocati chiamati da Sempio nel 2017, solo Massimo Lovati ha detto di aver ricevuto denaro in contanti, circa 15-16 mila euro. Intanto, la Procura di Brescia ha deciso di muoversi, iscrivendo Giuseppe Sempio nel registro degli indagati per il presunto reato di corruzione in atti giudiziari. Secondo l’ipotesi accusatoria degli inquirenti il 72enne avrebbe versato 20-30.000 euro, stando a un appunto trovato a casa Sempio, all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per archiviare la posizione del figlio Andrea nella precedente inchiesta.














