Il presidente dell’Entella: “Persi 5 miliardi in 5 anni fra Serie A e B, 100 club di professionisti sono troppi. E non capisco il modello economico delle proprietà straniere”

Antonio Gozzi (71 anni) alla tavola rotonda nella sala riunioni della redazione del Secolo XIX a Genova (foto Balostro)

Genova – «Il nostro calcio tra Serie A e Serie B ha perso 5 miliardi negli ultimi 5 anni...». Pausa. Antonio Gozzi allunga la sua figura massiccia sulla sedia, nella sala riunioni della redazione del Secolo XIX. «Si può andare avanti così?». E lascia la domanda sospesa, ad alzarsi come il fumo dalla tazza di thé che ha di fronte. Pausa, lunga. Poi, però, guizza e si e ci risponde. Con le parole, spire di verità, che ora potranno galleggiare fin sopra a un altro tavolo, quello della Federcalcio, dove il presidente dell’Entella va a sedere da rappresentante della Serie B. Pausa, lunga ancora per poco. Eccole le parole che necessiteranno di concrete azioni. «No. È evidente, non regge. Come fa a reggere? Questo calcio rischia di esplodere».

Presidente Gozzi, partiamo da questi numeri del pallone italiano. Come li definirebbe in una parola?

«Spaventosi. Come si può parlare altrimenti di una Serie A che ha perso nell’ultimo quinquennio tra i 3 e i 4 miliardi di euro? Una finanziaria... E la B nello stesso periodo perde 200 milioni a stagione, circa un miliardo in tutto: a stagione in media significa 10 milioni a club, anche se c’è chi come noi dell’Entella perde molto meno, quindi ci sono società che invece perdono sui 15 milioni ad annata. Poi, la A di diverso ha soprattutto i diritti tv, club come Genoa e Samp possono prendere sui 40 milioni da quelli o anche di più. Di fatto ancora meno sostenibili risultano essere la B e la C. E tutto questo anche se c’è chi fa quadrare le cose, come De Laurentiis e i Percassi che sono bravi, Lotito che è equilibrato. Oppure c’è chi fa un certo tipo di calcio per mestiere, come a Empoli, e sono bravi in quello».