In una terra antica come il Sannio, Benevento custodisce da secoli un dialogo silenzioso tra storia e mistero, portatore di un immaginario che affonda le radici in secoli di credenze popolari, leggende e antiche pratiche magiche.
Già in epoca romana, il territorio beneventano era crocevia di culti legati al femminile sacro: Diana, Iside ed Ecate — dee della notte, della natura e del passaggio tra il mondo dei vivi e dei morti— erano venerate qui come custodi della soglia che univa mistero e conoscenza. Col passare dei secoli, queste figure si sono trasformate nella memoria collettiva: da divinità a spiriti, da sacerdotesse a streghe, lungo un filo simbolico che intreccia religione, natura e magia.
Si racconta che, dove oggi si apre piazza Santa Sofia, sorgesse un tempo il leggendario noce magico: albero stregato, luogo di sabba e di metamorfosi, poi abbattuto per spezzarne i poteri oscuri. Al suo posto, secoli più tardi, il duca Arechi II volle erigere la chiesa longobarda di Santa Sofia, oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Poco distante, in piazza Papiniano, dove ancora svetta l’obelisco egizio in granito rosso d’Assuan, sorgeva il tempio di Iside, voluto da Domiziano: un legame con l’Egitto dei misteri, dove la conoscenza era atto sacro e la fede si faceva enigma.






