C’è qualcosa che si muove nelle aree interne tra Alto Casertano e Sannio. Non grandi eventi, né operazioni di marketing costruite a tavolino, ma una serie di esperienze che nelle ultime settimane sembrano indicare una direzione precisa: tornare a fare del vino uno strumento di relazione e dei territori luoghi capaci di generare connessioni.
Da Alife ad Apice, passando per le colline del Caiatino e il Taburno, stanno nascendo momenti di aggregazione che sfuggono ai modelli convenzionali. Incontri meno istituzionali e più orientati allo scambio umano, alla convivialità e alla costruzione di reti tra produttori, associazioni, studiosi e operatori culturali. Un fenomeno ancora spontaneo, ma che racconta una nuova sensibilità e forse anche una diversa idea di sviluppo per le aree interne del Mezzogiorno.
Ad Alife, la prima edizione di “RÈN – Connessioni”, ideata da Vincent Renzo e Federica Vitelli, ha scelto di mettere da parte la formula tradizionale della degustazione per trasformarsi in un laboratorio di riflessione sul presente e sul futuro del vino italiano. Nessun palco, nessuna successione di interventi ufficiali, ma domande condivise e confronto tra produttori, comunicatori e professionisti. Il vino come pretesto per interrogarsi sull’identità, sul rapporto tra tecnica e natura, sulle trasformazioni del mercato e sul rischio di una crescente omologazione.







