Il vino all’Aquila ha radici antiche: più di un secolo fa la provincia era tra le aree più vocate alla viticoltura in Abruzzo. Poi clima difficile, gelate e migrazioni verso la costa hanno spostato il baricentro produttivo verso Teramano, Pescarese e Chietino, lasciando l’entroterra aquilano più marginale.

A mantenere viva la tradizione sono state poche cantine storiche, come Cataldi Madonna a Ofena e Pietrantonj a Vittorito. Negli ultimi quindici anni, però, il territorio ha conosciuto una rinascita, con nuove aziende nate dall’Aquila alla Valle Peligna fino alla Marsica, e con l’interesse di grandi nomi abruzzesi come Masciarelli, Marramiero e Pasetti.

Il tratto distintivo della nuova viticoltura aquilana è l’altitudine: i vigneti si arrampicano fino a 8-900 metri, là dove le forti escursioni termiche donano freschezza, finezza ed eleganza ai calici, intensi e profumati anche grazie ai suoli argillosi.

I vini di montagna e quelli di tutto l’Abruzzo sono protagonisti nel centro storico dell’Aquila nel festival Vinorum, dal 15 al 17 maggio: in degustazione 250 etichette di cinquantadue cantine, oltre alle specialità gastronomiche di dieci produttori regionali. La seconda edizione della kermesse si svolgerà tra piazza Duomo e i cortili dei palazzi storici, con tavole rotonde, masterclass e una fiera pensate per raccontare il legame tra produzioni vitivinicole, territorio, cultura e paesaggio.