C’è un’espressione che sintetizza alla perfezione ciò che oggi accade nel cuore del Beneventano: una terra in fermento.

L’ha evocata il professor Giuseppe Marotta, direttore del Dipartimento di diritto, economia, management e metodi quantitativi dell’Università del Sannio, durante l’incontro promosso dalla Regione Campania presso la Chiesa di San Francesco di Sant’Agata de’ Goti lo scorso 27 ottobre, nell’ambito del talk Praesentia – Gusto di Campania. Divina – Il Pomo della Concordia. Sannio, mele e Falanghina.

Un’immagine – quella di terra in fermento – che diventa chiave di lettura culturale di un territorio oggi al centro di una rinnovata attenzione e che è anche il titolo del volume “Terra in fermento. Il paesaggio culturale è antropico della Falanghina Doc come bene immateriale Unesco” (Il Mulino), a cura di Giuseppe Marotta, Elisabetta Moro, Concetta Nazzaro e Marino Niola, che approfondisce il valore identitario e simbolico della Falanghina come espressione del patrimonio immateriale della regione beneventana.

Il Sannio è dunque una vera e propria terra in fermento non soltanto per la fermentazione del vino che ne rappresenta l’anima produttiva, ma per il fermento umano, culturale e sociale che da oltre sessant’anni anima questo territorio dell’entroterra campano, capace di trasformarsi da area marginale a primo distretto vitivinicolo del Mezzogiorno.