Alla fine del sedicesimo secolo, alcune abitanti di un borgo ligure vennero incolpate per la grave carestia che aveva colpito il territorio. Decine di donne, alcune poco più che bambine, furono accusate stregoneria, e di aver tramato in combutta con il demonio per causare la fame nel villaggio. Molte di loro vennero torturate, imprigionate, giustiziate: quello di Triora è ancora oggi il caso più emblematico di caccia alle streghe avvenuto in Italia, ma non è affatto l’unico. Sebbene i resoconti storici collochino questa persecuzione principalmente in Europa centrale (si stimano circa cinquantamila vittime), anche la penisola italiana è stata palcoscenico di migliaia di processi per stregoneria, come racconta Giovanna Potenza in Malefiche, un saggio edito da Ponte alle Grazie che ha l’intento di “Restituire voce alle ‘streghe italiane’ del passato”.

Frutto di un lavoro di ricerca minuzioso su fonti d’archivio, atti inquisitoriali e testi demonologia, il volume ricostruisce quattro secoli di caccia alle streghe nel nostro paese, mentre estende la riflessione al contesto culturale, sociale, e al modo in cui, tra misoginia e superstizione, migliaia di donne divennero il capro espiatorio di intere comunità.