Non è solo un libro sulle streghe. “Masche” di Donato Bosca è un viaggio dentro un mondo contadino scomparso, in cui paura, fantasia e vita quotidiana si intrecciano fino a diventare indistinguibili. Le masche — figure tipiche del folclore piemontese — non sono semplicemente creature malvagie, ma anche simboli di ciò che non si capiva, di paure e disgrazie. Il volume bestseller di Bosca (sottotitolato “Voci luoghi e personaggi di un Piemonte altro attraverso ricerche racconti e testimonianze autentiche”), edito da Priuli & Verlucca, torna disponibile dopo alcuni anni dall’ultima edizione e dalla prematura scomparsa dell’autore: lo si trova nelle edicole con “La Stampa” al costo di 9, 90 oltre al prezzo del giornale.
Bosca costruisce il libro raccogliendo testimonianze, ricordi e storie tramandate nelle Langhe, soprattutto durante le veglie invernali nelle stalle. È lì, tra il lavoro e il freddo, che nascevano racconti di incontri misteriosi, trasformazioni e presenze inquietanti, tra boschi, campi e case abbandonate.
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Le metamorfosi
Luoghi e atmosfere in cui il confine tra realtà e immaginazione si assottiglia. C’è la storia della pecora che parla con voce umana, lasciando terrorizzato chi l’aveva raccolta per aiutarla. Oppure quella dell’agnello bastonato lungo la strada, che il giorno dopo si rivela essere una donna del paese con il braccio fasciato: segno che era una masca trasformata. Le metamorfosi sono fra caratteristiche principali: le masche possono diventare animali, oggetti o addirittura piante, comparendo all’improvviso per spaventare o ingannare. Altri episodi sono più ironici o ambigui. Un barbiere gobbo incontra una masca che gli toglie la gobba con un incantesimo, ma un altro uomo, tentando di imitarlo, finisce con una gobba doppia.






