Un grande evento, proprio come dieci anni fa. Ma questa volta le Olimpiadi invernali Milano Cortina, a differenza dell’Expo 2015, non segnano l’inizio di un ciclo quanto la sua conclusione. Al di là di quelli che saranno i risultati sportivi e gli afflussi di pubblico, i cinque cerchi brilleranno su una Milano apatica e per certi versi — vedi l’inchiesta giudiziaria sull’edilizia — sotto shock.
A cento giorni esatti dall’inizio delle Olimpiadi, le inchieste sui presunti abusi edilizi — con ipotesi di accusa che finora hanno avuto sorti disparate davanti al primo vaglio dei giudici del Riesame — frenano la città in due modi: il primo è l’inversione di marcia e di senso nella percezione del “modello Milano”, con il rischio di dimenticare il tanto che di buono la città mantiene, a partire da una ricca attività culturale per (non) finire con una macchina della solidarietà che continua a girare a buon ritmo. Il secondo effetto è nei cantieri bloccati. Palazzo Marino, dove anche alcuni tecnici risultano indagati, si muove oggi con i piedi di piombo e l’interlocuzione con i costruttori è ferma. Un operatore come il francese Nhood, ad esempio, che programmava un intervento assai discusso in piazzale Loreto, dopo aver vinto un bando pubblico, non ha la minima visibilità sul futuro del suo progetto. Chi ha investito è in questa situazione; chi progettava di investire per ora se ne guarda bene.








