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Ultimo aggiornamento: 8:14
Da quando, sei anni fa, l’Italia ha vinto la candidatura olimpica con Milano Cortina 2026, nevicate di parole hanno continuato ad imperversare, dispensate dai politici, su cittadini ed elettori. Hanno contribuito a modellare il castello delle opere infrastrutturali formalizzato nel settembre 2023, con la assicurazione che i progetti si sarebbero trasformati in cantieri e questi ultimi avrebbero portato a realizzare strade, viadotti, ferrovie, ponti e perfino una pista ciclabile. Tutte da inserire tra le promesse olimpiche, finanziate con circa 4 miliardi di euro dal governo. Più ci si avvicina al momento dell’accensione del braciere nello stadio di San Siro (6 febbraio), più appare chiaro che solo una minima parte delle opere saranno realizzate in tempo. La maggioranza, per un valore di 3 miliardi di euro, rimarrà incompiuta. È per questo che la Corte dei Conti ha lanciato un severo monito ad aggiornare i cronoprogrammi, così da fissare una scadenza degli interventi. Ed è la stessa ragione per cui i politici cominciano a dire che il punto d’arrivo era già ampiamente previsto dopo le Olimpiadi, per smentire i ritardi.






