Oggi è il giorno in cui tutto quello che ha accompagnato la costruzione dei Giochi di Milano-Cortina passa da problema ad aspettativa, perché a 100 giorni da un’Olimpiade serve un’anima. I Giochi italiani sono i primi e probabilmente gli ultimi, così tanto frammentati: gli sport continueranno a essere sparpagliati per questione logistiche, ma Milano-Cortina ha scelto una strada inedita che ora deve per forza giocarsi come unicità.
Non è semplice tenere insieme le tre regioni coinvolte e soprattutto evitare che la distanza in chilometri tra una sede e l’altra diventi distacco. Il rischio di vedere singoli fascinosi mondiali senza uno spirito comune esiste, come antidoto Milano-Cortina ha scelto l’azzardo e ora è tutta questione di un delicato equilibrio. Centrarlo significa spargere magia, perderlo mancare l’eredità, effetto collaterale che questo Paese non può permettersi quindi ha un grande senso tifare per l’azzurro e per noi. Fatichiamo a ospitare eventi, a costruire impianti, a creare comunità intorno allo sport e benessere da detrarre alla sanità pubblica.
Olimpiadi Milano-Cortina al via fra 100 giorni: tutto quello che c’è da sapere
Torino 2006 ha messo una città sulla mappa internazionale, ma negli Usa sanno benissimo dove è Cortina e Milano non ha certo bisogno di essere scoperta, se mai redenta. Le Olimpiadi possono sempre contribuire ai processi di santificazione, come di dannazione. Questa non può essere l’Olimpiade in cui dirci che l’Italia è bella, si mangia bene e ci si veste meglio, può essere quella in cui l’Italia funziona, propone, va oltre l’ovvia cartolina che il mondo si aspetta da noi. L’organizzazione ha una responsabilità pesante perché è ovvio che siamo più di uno sfondo instagrammabile, eppure non ci viene naturale esportare il concetto. I Giochi non risolvono i guai di un Paese e non è richiesto, ma aprono un canale, spostano l’attenzione, sanno determinare i cambiamenti.










