Matteo Salvini e la Lega hanno messo l’islamizzazione nel mirino. Il tema, non nuovo dalle parti di via Bellerio, è tornato centrale nelle politiche leghiste in seguito alla guerra in Medioriente e al conseguente insorgere del movimento pro-Pal a forte connotazione islamica. Le numerose ombre sui finanziamenti alla Flotilla da parte di Hamas e le piazze che sempre di più acclamano l’islam radicale, hanno convinto il Carroccio a pigiare forte sull’acceleratore. Il vicepremier, nell’intervista concessa a Libero venerdì scorso, ha annunciato entro dicembre l’arrivo in Parlamento di un nuovo impianto legislativo con una stretta che riguarderà proprio il contrasto all’islamizzazione, con norme restrittive ad esempio in tema di ricongiungimenti, ma non solo quello. Si pensa, ad esempio, ad un permesso di soggiorno a punti, finiti i quali vieni espulso.
Nel frattempo, come spesso accade in Lega, a muoversi per primi sono stati i territori. Ed è così che ieri nella sede provinciale della Lega di Monza, l’europarlamentare Silvia Sardone e il capogruppo in Consiglio regionale Alessandro Corbetta, hanno rilanciato la guerra al velo integrale. Una battaglia che parte dal Consiglio comunale di Lissone, che ha approvato una mozione che impegna la giunta a stilare un’ordinanza per vietare l’ingresso negli edifici comunali a uomini e donne col volto coperto. «Da Monza - spiegano Sardone e Corbetta - parte una battaglia di civiltà. Lissone è stato il primo Comune ad aver approvato una mozione di questo tipo, seguendo la linea tracciata nel 2015 e ribadita a gennaio da Regione Lombardia».










