È un Matteo Salvini visibilmente più sereno quello che ieri sera si è palesato davanti alle telecamere di Zona Bianca, su Rete4. A dirlo è lui stesso in apertura di collegamento: «Questo, dopo cinque anni, è il primo Natale che non passo da indagato, da imputato, da potenziale criminale a rischio di galera. Ma hanno assolto (dal processo Open Arms nel quale era accusato di sequestro di persona, ndr) perché avevo bloccato gli sbarchi dei clandestini e hanno sancito che difendere i confini, la sicurezza e la dignità dell’Italia non è un reato, ma un mio dovere di ministro». Cinque anni con una spada di Damocle sul capo, però, hanno pesato non poco. È per questo che Salvini lancia un grido d’allarme: «Quanti processi riguardano italiani che non c’entrano nulla e poi finiscono in niente? Negli ultimi anni ci sono stati 32mila italiani normali che sono finiti in galera e dopo un po’ la giustizia italiana ha detto loro “mi scusi abbiamo sbagliato, torni a casa”, con una pacca sulla spalla e pochi euro di risarcimento. Nel frattempo queste persone si sono rovinate la vita: famiglie saltate, lavori persi, aziende fallite. Anche per questo - ragiona il vicepremier - serve una riforma della giustizia come l’ossigeno, perché io ho le spalle larghe, ma se domani un cittadino normale finisce nei guai e gli rovinano la vita, qualcuno deve pa-ga-re».