VENEZIA «Ho voluto fare un gesto rivoluzionario, “marinettiano” o “dannunziano”, se volete: ho rivendicato la mia libertà di contestare musicisti che invece di suonare, leggono comunicati sindacali. Io a teatro vado per ascoltare musica, non per sentire rivendicazioni sindacali».
Lui, il “controrivoluzionario” del palchetto della Fenice, è Marco Mestriner, fedelissimo di Fratelli d’Italia, presidente facente funzione di Ater (dopo le dimissioni di Fabio Nordio, candidato in Regione dopo essere passato a Forza Italia). Mestriner da un paio di giorni è diventato l’ennesimo protagonista delle vicende del Teatro di San Fantin, la cui sceneggiatura si dipana con colpi di scena giorno dopo giorno: dalla contestazione alla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale, a quella contro il sovrintendente Nicola Colabianchi (con richiesta di dimissioni da parte dei sindacati dei musicisti), fino al concerto di protesta in campo San’Engelo e al blocco di commenti non pertinenti agli spettacoli sui social del Teatro.
Per i sostenitori Mestriner è, appunto, l’emulo del Marinetti che lanciava volantini futuristi contro la Venezia passatista. Per i denigratori è il Fantozzi che si alza e diventa l’eroe popolare della corazzata Potemkin. Fatto sta che giovedì sera, prima della rappresentazione dell’opera Wozzeck, è sbottato.






