VENEZIA - Giornata di prove, ieri, alla Fenice. E poco tempo per commentare le dichiarazioni di Beatrice Venezi. Parole che devono aver spiazzato anche i vertici del teatro, con quella battuta sul teatro nell’anarchia, gestito dai sindacati. Non parla il soprintendente Nicola Colabianchi, né il sindaco di Venezia che è anche presidente della Fondazione lirico sinfonica, Luigi Brugnaro. Oggi, invece, si ritroveranno le maestranze del teatro per l’ennesima assemblea, dove inevitabilmente si parlerà anche delle accuse mosse dal direttore musicale in pectore.

Un primo, rapido commento arriva da Marco Trentin, orchestrale e sindacalista: «Il danno d’immagine non lo stiamo facendo noi. E bisogna leggere un po’ meglio la stampa estera che non sta dicendo quello che si vuol far passare». Il riferimento è, appunto, alle parole di Venezi secondo cui, a livello internazionale, ci si stupirebbe di una fondazione pubblica di fatto gestita dai sindacali. Ricostruzione respinta da Trentin che puntualizza il ruolo dei sindacati: «Siamo la voce dei lavoratori che sono unanimi in questa protesta». Ieri doveva essere anche il giorno del consiglio di indirizzo della Fenice, che è stato invece rinviato alla prossima settimana, con un ordine del giorno minimo. Non si parlerà ancora del ripristino del welfare, sospeso ai lavoratori per il timore di uno sciopero a Capodanno, che poi non è stato proclamato. Una «ritorsione», a detta delle maestranze, che continua a far discutere.