VENEZIA - «Beh, anche se non è il 25 aprile per noi è una liberazione». Marco Trentin, orchestrale e sindacalista Fials, è da poco uscito dal palco (c'era Lohengrin ndr) e ammette di essere stato colto un po' di sorpresa. «La notizia ci è arrivata tra il secondo e il terzo atto - commenta raggiante - sicuramente le affermazioni della Venezi sono state gravi, ma pensavo che anche questa volta passasse tutto sotto silenzio. Ed invece l'attacco all'istituzione ha portato il sovrintendente a reagire».
Trentin sta festeggiando con i suoi colleghi un traguardo che reputa davvero importante. «È un segnale forte - aggiunge - che dimostra come certe battaglie servono, che bisogna contrastare chi non vuole sentire ragioni. È una vittoria non solo per noi, ma anche per tutto il settore della musica. Certo, non abbasseremo la guardia visto che Colabianchi rimane, ma quello che è accaduto è storico».
Le rsu parlano di "atto doveroso" e ringraziano la solidarietà di tutte le Fondazioni liriche. «La cultura e la musica - dicono - non hanno colori e non temono il confronto con la verità».
In questi mesi in città non si era mai vista una mobilitazione così lunga, articolata e anche capace di coinvolgere un pubblico molto vasto e innamorato della musica. Fin dai primi giorni, quando è stata annunciata la nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale della Fenice, orchestrali e maestranze hanno fatto di tutto per portare fuori dal teatro di campo San Fantin il loro dissenso. A sostegno della prima fase della protesta l'accusa rivolta alla direttrice era quella di non avere un curriculum all'altezza della Fenice.








