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Con l'approvazione della Direttiva, a partire dal 2026 anche l'Italia fornirà il suo contributo alla nuova cooperazione fiscale
Dopo l'approvazione in consiglio dei Ministri è ufficiale: a partire dal prossimo anno l'Italia, per effetto del recepimento della direttiva UE "Dac-8" darà il proprio contributo per creare una rete di cooperazione fiscale a livello comunitario. Ciò significa, in sostanza, che il nostro Paese ha deciso di aderire al nuovo sistema centralizzato di indagine tributaria e fiscale che si baserà sulla cooperazione internazionale tra gli Stati membri finalizzata a contrastare l'evasione fiscale, ampliando per la prima volta le verifiche anche alle cripto-attività e a tutti quei redditi derivanti da investimenti su piattaforme digitali o da speculazioni transnazionali.
L'obiettivo dichiarato della "Directive on Administrative Cooperation" (Dac-8) è quindi quello di tracciare ogni genere di reddito prodotto dai cittadini residenti nei Paesi dell'UE senza alcuna esclusione. Addio, quindi, all'anonimato cha ha contraddistinto una buona parte degli introiti connessi alle nuove forme di mercato: saranno passati al vaglio e condivisi i dati su ogni forma di investimento, da quelli in Borsa fino ad arrivare all'ambito delle crypto e delle rendite immobiliari transfrontaliere, per stanare gli evasori fiscali. Secondo la Commissione Europea, infatti, l'elusione fiscale internazionale è in grado di generare un buco di 150 miliardi di euro di gettito fiscale ogni anno per gli Stati membri dell'UE.






